Tra le grandi ossessioni culturali dell’Europa post-rivoluzionaria, il Medioevo occupa un posto privilegiato. Non come semplice epoca storica da studiare, ma come territorio dell’immaginario, deposito di valori, forme e simboli da riesumare, restaurare, imitare – talvolta falsificare. È a questa zona ambigua, fertile e inquieta che si dedica la mostra Le Moyen Âge du XIXe siècle. Créations et faux dans les arts précieux, presentata a Parigi al musée de Cluny – museo nazionale del Medioevo, in collaborazione con il musée du Louvre.

L’esposizione affronta un fenomeno che attraversa quasi un secolo – dagli anni 1820/1830 fino alla vigilia della Prima guerra mondiale – e che non può essere ridotto a una semplice moda storicista. Il Medioevo del XIX secolo è un costrutto complesso: nasce dall’incontro fra la rêverie romantica, il progresso tecnico, l’espansione del mercato dell’arte e la formazione di grandi collezioni pubbliche e private. In questo contesto, la distinzione tra autentico e apocrifo diventa instabile, problematica, talvolta deliberatamente elusa.

Arti preziose e riscoperta dei saperi antichi
Il cuore della mostra è costituito dalle cosiddette arti preziose -oreficeria, smalteria, avori, tessuti ricchi – intese nella loro accezione medievale. Proprio questi ambiti conoscono, nel XIX secolo, una straordinaria rinascita tecnica. Antichi procedimenti vengono riscoperti, studiati, perfezionati; altri vengono reinventati con mezzi moderni, producendo oggetti che oscillano tra omaggio, pastiche e simulazione.
Il percorso espositivo costruisce un dialogo serrato tra opere medievali e le loro “risonanze” ottocentesche. Non si tratta soltanto di confronti formali, ma di veri cortocircuiti temporali: un calice neo-medievale dialoga con un originale romanico; una broderie ottocentesca replica con stupefacente fedeltà un opus anglicanum del Quattrocento; un reliquiario diventa modello per riproduzioni autorizzate e seriali, come quelle realizzate dalla maison Christofle alla fine del secolo.

Il falso come prodotto culturale
Uno degli aspetti più stimolanti dell’esposizione è l’assenza di moralismo: il falso non è presentato come semplice inganno, ma come sintomo culturale. Dietro ogni imitazione fraudolenta si intravedono competenze tecniche raffinatissime, collezionisti avidi di prestigio, mercanti intraprendenti, musei desiderosi di colmare lacune nelle proprie collezioni.
Emblematici sono i casi analizzati: il busto composito legato alla collezione Rothschild, smascherato solo grazie alle più recenti analisi scientifiche; la celebre tiara attribuita a Saïtapharnès, acquistata dal Louvre nel 1896 e poi riconosciuta come creazione moderna; la plaquette smaltata di ispirazione bizantina, concepita fin dall’inizio per ingannare, “invecchiata” artificialmente per soddisfare il gusto degli amatori.


In questo universo ambiguo, il falsario non è sempre un impostore isolato: talvolta lavora in dialogo con grandi collezionisti, come nel caso di Mikhaïl Botkine, o si muove all’interno di reti internazionali che hanno in Parigi il loro centro nevralgico. La capitale francese emerge così come crocevia del mercato dell’arte, luogo di legittimazione e di smascheramento, laboratorio del moderno rapporto tra conoscenza storica e desiderio estetico.

Creare, restaurare, reinventare
Accanto ai falsi deliberati, la mostra restituisce dignità alle creazioni neomedievali dichiarate, spesso destinate al culto o alla decorazione liturgica. Orafi come quelli della maison Poussielgue-Rusand o Charles-Eugène Trioullier padre non mirano a ingannare, ma a far rivivere forme e tecniche medievali in un contesto contemporaneo. I loro oggetti testimoniano una volontà di continuità, una fede nella possibilità di riattivare il Medioevo come linguaggio ancora operativo.
In questo senso, il XIX secolo non si limita a “coprire” il passato con una patina romantica: lo studia, lo disseziona, lo replica, talvolta lo tradisce. Il Medioevo che emerge da queste pratiche è meno un’epoca storica che un dispositivo culturale, capace di assorbire proiezioni, nostalgie e tensioni moderne.

Un Medioevo inquietantemente moderno
Le Moyen Âge du XIXe siècle invita infine a riconsiderare il nostro stesso rapporto con l’autenticità. In un’epoca come la nostra, segnata dalla riproducibilità tecnica, dal restauro digitale e dalla circolazione globale delle immagini, le domande sollevate dal XIX secolo appaiono sorprendentemente attuali. Che cosa rende un oggetto “vero”? Il materiale, la datazione, l’intenzione? O piuttosto lo sguardo che lo investe di valore?
La mostra del museo di Cluny non offre risposte definitive. Preferisce mettere in scena le ambiguità, lasciare che le opere – autentiche, ricostruite o falsificate – parlino tra loro. E in questo dialogo silenzioso, il Medioevo del XIX secolo smette di essere un’illusione del passato per rivelarsi, forse, uno specchio inquietante della modernità.
Sofia Sabatino
« Le Moyen Âge du XIXe siècle. Créations et faux dans les arts précieux », Paris, musée de Cluny, du 7 octobre au 11 janvier.

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