• Nel ventre delle forme: Grottesco di Eva Jospin al Grand Palais di Parigi

    Entrare in Grottesco di Eva Jospin significa accettare la totale perdita di orientamento. Non tanto nello spazio, quanto nel tempo e nelle categorie con cui siamo abituati a leggere l’arte contemporanea. Al Grand Palais – la celebre pepita in acciaio e vetro inaugurata nel 1900 in occasione dell’Exposition universelle a Pairigi – l’artista francese costruisce

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  • Kala di Colin Walsh: Adolescenza, colpa e memoria in un noir di formazione

    Il mio incontro con Kala di Colin Walsh è avvenuto quasi per caso, all’interno di una ricerca di letture ambientate in Irlanda che potessero accompagnare un viaggio. Ne è nata invece un’esperienza di lettura ben più profonda: una di quelle storie che non si esauriscono nell’atto della lettura, ma continuano a risuonare a distanza di

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  • Il Medioevo reinventato. Copie, falsi e desiderio d’autenticità nel XIX secolo.

    Tra le grandi ossessioni culturali dell’Europa post-rivoluzionaria, il Medioevo occupa un posto privilegiato. Non come semplice epoca storica da studiare, ma come territorio dell’immaginario, deposito di valori, forme e simboli da riesumare, restaurare, imitare – talvolta falsificare. È a questa zona ambigua, fertile e inquieta che si dedica la mostra Le Moyen Âge du XIXe

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  • La pazienza della materia: Rêveries de pierres de Roger Caillois

    Ci sono esposizioni che ambiscono alla meraviglia, altre che chiedono di rallentare, di fermarsi, di guardare a lungo. Rêveries de pierres. Poésie et minéraux de Roger Caillois, allestita all’École des Arts Joailliers di Parigi, appartiene decisamente alla seconda categoria. Non propone un discorso spettacolare né una narrazione lineare, ma un esercizio dello sguardo: un invito

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  • Bugonia di Yorgos Lanthimos: quando la cospirazione diventa cosmologia

    C’è un tipo di cinema che non cerca di rassicurare, ma di mettere il mondo in una teca — osservarlo mentre si contorce, mentre produce le sue “verità” come funghi in un sottobosco avvelenato. Bugonia, decimo film di Yorgos Lanthimos (presentato in anteprima all’82ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia), appartiene a questa specie: un

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  • «Il quinto figlio» di Doris Lessing

    «Questa è la punizione […] Per aver voluto troppo. Per aver pensato di poter essere felici. Felici perché l’avevamo deciso» Doris Lessing, con Il quinto figlio (1988), mette in scena uno dei più radicali interrogativi sulla famiglia borghese del secondo Novecento, smascherando le fragilità ideologiche di un modello domestico che negli anni ’60 era stato

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  • «Yellowface» di Rebecca F. Kuang

    « L’invidia viene sempre descritta come un livore tagliente e velenoso. Un’acredine infondata e meschina. Ma ho scoperto che per gli scrittori l’invidia assomiglia di più alla paura » Trama: Il libro si apre nel momento esatto in cui June Hayward, scrittrice sull’orlo dell’irrilevanza, vede materializzarsi l’occasione della vita: appropriarsi del manoscritto inedito dell’amica e

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  • «La Bestia» di Carmen Mola

    La bestia, firmato dal trio che si nasconde dietro lo pseudonimo Carmen Mola, è un thriller storico che utilizza la Madrid del 1834 come un laboratorio narrativo di estrema crudezza. Tra epidemie di colera, quartieri marginali e cadaveri mutilati attribuiti a una creatura leggendaria, il romanzo costruisce un immaginario urbano in cui il terrore popolare

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  • «Notte americana» di Marisha Pessl

    Finzione, paranoia e desiderio di verità «Non odiate Marisha Pessl», titolava ironicamente una rivista americana nel 2006, all’uscita del suo romanzo d’esordio Teoria e pratica di ogni cosa. Il successo fu immediato e sproporzionato: l’autrice era giovane, brillante, capace di maneggiare con disinvoltura una cultura letteraria e cinematografica enciclopedica. Una perfezione che, come spesso accade,

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  • «Momies» : anatomia dell’eternità al Musée de l’Homme a Parigi

    Non guardiamo le mummie per sapere come si muore. Le guardiamo perché non abbiamo mai saputo come accettare che si muore davvero. È qui che comincia Momies, la mostra, visibile fino al 25 maggio 2026 al Musée de l’Homme di Parigi. Non in una teca, ma in una domanda: che cosa facciamo dei nostri morti

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