«Notte americana» di Marisha Pessl

Finzione, paranoia e desiderio di verità

«Non odiate Marisha Pessl», titolava ironicamente una rivista americana nel 2006, all’uscita del suo romanzo d’esordio Teoria e pratica di ogni cosa. Il successo fu immediato e sproporzionato: l’autrice era giovane, brillante, capace di maneggiare con disinvoltura una cultura letteraria e cinematografica enciclopedica. Una perfezione che, come spesso accade, risultava quasi irritante. Dopo quell’esordio folgorante — presto etichettato come dark academia — Pessl sceglie il silenzio: sette anni di attesa prima di tornare con un secondo romanzo, Notte americana, chiamato inevitabilmente a confrontarsi con aspettative altissime.Il risultato è un’opera ambiziosa, ipnotica, difficile da incasellare. Spesso definito un thriller per la sua potenza narrativa e la capacità di catturare il lettore, Notte americana eccede però i confini del genere. È un romanzo che produce una vera e propria vertigine intellettuale, in cui la suspense non è fine a se stessa ma funziona come strumento di destabilizzazione, trascinando il lettore in una zona liminale dove la distinzione tra finzione e realtà diventa sempre più incerta.

Un inizio classico, una discesa anomala

Tutto comincia con una morte violenta: il presunto suicidio di Ashley Cordova, ritrovata in un magazzino abbandonato del Lower East Side, a New York. Il caso, inizialmente archiviato con rapidità sospetta, acquista immediatamente un’aura perturbante per via dell’identità della vittima. Ashley è infatti la figlia di Stanislas Cordova, leggendario e sfuggente regista culto, scomparso dalla scena pubblica da anni e avvolto da un alone di ossessione, segreti e teorie complottiste.

Cordova è una figura fittizia ma estremamente concreta, costruita da Pessl come un ibrido tra Stanley Kubrick — per l’enigmaticità e il controllo assoluto sull’opera — e David Lynch, per l’inquietudine radicale del suo immaginario. Attorno a lui, l’autrice crea un vero e proprio culto, fatto di film introvabili, fan ossessivi e racconti contraddittori, che contribuiscono a rendere sempre più instabile il confine tra mito e realtà.

Scott McGrath e il fallimento come motore narrativo

Il protagonista del romanzo è Scott McGrath, giornalista investigativo in caduta libera. La sua carriera è stata distrutta proprio da una precedente inchiesta su Cordova, conclusasi con un clamoroso fallimento pubblico. Quando emerge il nome di Ashley, McGrath intravede nella sua morte l’occasione di una redenzione professionale, ma anche personale.

La sua indagine non è solitaria. Al suo fianco si muovono due figure marginali e ambigue: Nora, giovane attrice senzatetto, e Hopper, piccolo delinquente con un legame oscuro con Ashley. Questo trio improbabile conferisce al romanzo una dimensione quasi picaresca, in cui la ricerca della verità passa attraverso corpi e biografie ai margini, lontani dai circuiti ufficiali del potere e dell’informazione.

New York come spazio mentale

Sullo sfondo di una New York invernale, gelida e ostile, l’indagine si sviluppa lungo una doppia traiettoria. Da un lato, segue le strutture canoniche del romanzo investigativo — indizi, testimonianze, inseguimenti, falsi colpevoli. Dall’altro, sprofonda progressivamente nei segreti oscuri che avvolgono la vita e l’opera di Cordova, mettendo in discussione la possibilità stessa di distinguere tra genio e mostro, visione artistica e predazione.

La città non è solo uno scenario, ma uno spazio mentale. I suoi sotterranei, i locali abbandonati, i magazzini industriali diventano proiezioni della psiche del protagonista e del lettore, entrambi sempre più esposti a una perdita di orientamento cognitivo ed etico.

Documenti, apocrifi e disorientamento

Una delle caratteristiche più interessanti di Notte americana è l’uso sistematico di materiali apocrifi: articoli di giornale, fotografie, trascrizioni, pagine di forum del dark web. Questi inserti non hanno una funzione puramente decorativa, ma svolgono un ruolo strutturale, amplificando l’effetto di realtà e coinvolgendo il lettore in un’esperienza di lettura immersiva e destabilizzante.

Il lettore è chiamato a interpretare, decifrare, dubitare — proprio come McGrath. L’accumulo documentario, anziché chiarire, produce un eccesso di senso che rende la verità sempre più inafferrabile. In questo modo, Pessl trasforma il romanzo in una riflessione sulla natura stessa della narrazione e sull’illusione di trasparenza che accompagna ogni dispositivo di verità. 

Oltre il thriller

Il viaggio che Marisha Pessl fa compiere al suo protagonista è una discesa nel terrore, ma anche nella conoscenza. La linea tra realtà e incubo si assottiglia progressivamente, fino a diventare quasi invisibile. Notte americana si configura così come qualcosa di più di un thriller: è un romanzo di formazione scritto con inchiostro nerissimo, in cui la perdita dell’innocenza coincide con la scoperta che la verità, quando emerge, non salva.

La paura, suggerisce Pessl, non è un accidente da evitare, ma una componente essenziale dell’esperienza umana. «La paura è essenziale quanto l’amore. Ci scava dentro e ci rivela chi siamo». Di fronte all’abisso, resta una sola domanda: ci nascondiamo, o abbiamo il coraggio di guardare?

Sofia Sabatino

(bisous)


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